Percorso
Race. Alla conquista del Polo Sud
UNICA TAPPA ITALIANA | ANTEPRIMA EUROPEA
La grande mostra dell’American Museum of Natural History sull’esplorazione dell’Antartide, a cento anni dall’epica sfida tra Scott e Amundsen.
A cura di Ross D. E. MacPhee, esperto di evoluzione dei mammiferi e di biologia dell’estinzione.
Questa mostra, attraverso oggetti storici, modelli, cartine, supporti interattivi, filmati e altri strumenti, vuole avvicinare i visitatori di tutte le età alle prime esplorazioni polari e aiutarli a comprendere le sfide da affrontare per sopravvivere in Antartide.
I TEMI DELLA MOSTRA
1. Introduzione
Al Polo Sud la temperatura media annuale è -49 °C, un ambiente così ostile che un piccolo passo falso può comportare un disastro. Un secolo fa il margine di sicurezza era ancora minore.
2. Le prime ipotesi e i primi avvistamenti
Fin dall’inizio dell’epoca greca si parlava dell’esistenza di un continente australe, forse abitabile o forse una terra inospitale e desolata. Duecentocinquanta anni fa gli uomini iniziarono ad affrontare le acque più burrascose del mondo per verificarlo di persona.
3. Inizia la corsa
Affascinato dalle esplorazioni antartiche, il popolo britannico chiese a gran voce che l’ufficiale della marina Robert Falcon Scott si imbarcasse alla conquista della frontiera finale: il Polo Sud. Contemporaneamente, ma in segreto, il veterano delle esplorazioni artiche Roald Amundsen decise di realizzare l’impresa per la sua terra natia, la Norvegia.
4. Due squadre, un obiettivo
Nel gennaio 1911 le due squadre eressero due campi base molto diversi ai margini opposti della barriera di Ross. Lì passarono dieci mesi, quattro dei quali al buio completo, e pianificarono il proprio viaggio verso il polo.
5. Verso il polo!
L’estate australe (da dicembre a marzo), con le sue lunghe giornate e temperature di gran lunga più elevate, era l’unica finestra temporale in cui poter compiere l’estenuante viaggio di andata e ritorno di 2.900 chilometri. Gli esploratori sapevano che ogni ora sarebbe stata importante.
6. Di ritorno dal polo
Dopo aver raggiunto il Polo il 14 dicembre 1911, la squadra norvegese si affrettò a tornare al campo base. L’altra, invece, impiegò un intero mese in più a raggiungere l’obiettivo. Esausti e affamati, gli uomini di Scott stavano ancora avanzando a fatica sulla via del ritorno quando la luce iniziò a smorzarsi e il freddo si fece pungente.
7. L’Antartide oggi
Quarantotto nazioni hanno sottoscritto il Trattato Antartico, acconsentendo all’utilizzo del continente per indagini scientifiche a scopo pacifico. Gli unici occupanti a lungo termine, 4.000 in estate e 1.000 in inverno, sono ricercatori, studenti e lo staff di supporto.
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Due masse continentali
In realtà l’Antartide è composto da due regioni continentali distinte. L’Antartide orientale è costituito da uno “scudo”, una cupola formata da rocce molto antiche, mentre l’Antartide occidentale, geologicamente più giovane, si è formato in parte grazie allo stesso processo orogenetico che ha determinato la formazione delle Ande.
Picchi elevati e valli profonde
Con grande stupore, cinquant’anni fa gli scienziati scoprirono i monti Gamburtsev, una catena montuosa completamente sommersa dai ghiacci. Ora nuove immagini rivelano anche la presenza di profonde valli, in un paesaggio che alcuni paragonano a quello delle Alpi.
Un vasto altopiano
Composto interamente da ghiaccio, il plateau antartico è situato a 4.000 metri sul livello del mare e ricopre tutto l’Antartide orientale.
I laghi subglaciali
Sotto lo strato di ghiaccio polare è stata scoperta una rete di laghi, grandi e piccoli, collegati tra loro. Il più grande, il lago Vostok, è rimasto sigillato per milioni di anni. Qui gli scienziati vorrebbero raccogliere dei campioni, ma temono una contaminazione.
I venti catabatici
Questo fenomeno si verifica quando sul plateau polare si accumula aria densa e gelida che tende poi a scendere verso il basso, acquistando velocità man mano che scivola verso la costa, come una “valanga”.
La banchisa
In autunno e in inverno la quantità di luce solare che illumina l’Antartide diminuisce determinando il raffreddamento dell’oceano circostante e favorendo la formazione di uno strato di ghiaccio marino, la banchisa. In primavera, con il ritorno del sole, la banchisa inizia a ritirarsi.
Una corrente oceanica potente
La corrente oceanica che circonda l’Antartide è la più potente del pianeta. Sospinto da forti venti occidentali, questo vorticoso fiume di acqua fredda si estende per oltre 20.000 chilometri attorno al continente come un fossato, e l’ha isolato per circa 30 milioni di anni.
Le piattaforme di ghiaccio
Le piattaforme di ghiaccio sono spesse masse di ghiaccio galleggianti che si formano quando la calotta glaciale scivola verso l’esterno a causa del suo stesso peso. Questi giganti di ghiaccio frenano i flussi glaciali diretti verso il mare. Con l’aumento della temperatura globale, però, pare che, rispetto al passato, nelle piattaforme della penisola antartica si verifichino crolli più frequenti. La loro scomparsa potrebbe accelerare l’innalzamento dei mari.





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